Còttabo, il gioco alcolico nato in Sicilia che divertiva Greci ed Etruschi
Tra vino, abilità e simposi, il Còttabo è uno dei giochi più antichi del Mediterraneo. Nato in Sicilia, conquistò il mondo greco diventando il passatempo preferito durante i banchetti.
Molto prima delle carte, dei dadi e dei giochi da tavolo, in Sicilia esisteva un curioso passatempo che univa abilità, convivialità e… vino. Si chiamava Còttabo ed è considerato uno dei più antichi giochi alcolici del Mediterraneo.
Nato in Sicilia e successivamente diffuso nel mondo greco ed etrusco, il Còttabo era uno dei momenti più attesi durante i simposi, i celebri banchetti dell’antica Grecia dedicati al vino, alla musica e alla conversazione.
Cos’era il Còttabo
Il gioco consisteva nel lanciare con precisione le ultime gocce di vino rimaste nella coppa verso un bersaglio, cercando di colpirlo con un movimento rapido del polso.
Non era soltanto una prova di abilità: spesso il lancio veniva dedicato alla persona amata, trasformando il gioco in un gesto romantico o propiziatorio.
Il vincitore poteva ricevere premi simbolici come una mela, dolci, una coppa di vino oppure, secondo alcune testimonianze, il bacio della persona a cui era stato dedicato il lancio.
Un’invenzione siciliana amata dai Greci
Le testimonianze letterarie attribuiscono l’origine del Còttabo proprio alla Sicilia, dove il gioco era talmente popolare che, secondo gli autori antichi, i siciliani si vantavano della loro abilità nel praticarlo più che nel lancio del giavellotto.
Il poeta Alceo e il lirico Anacreonte lo citano già nel VI secolo a.C., mentre nel V e IV secolo a.C. compare frequentemente nelle opere di numerosi autori greci.
Anche l’archeologia conferma la sua diffusione: scene di Còttabo sono raffigurate su numerosi vasi attici a figure rosse e diversi esemplari degli strumenti utilizzati per il gioco sono stati rinvenuti durante gli scavi archeologici.
I due principali tipi di Còttabo
Le fonti antiche descrivono due differenti varianti del gioco.
Il Còttabo “en lekánē”
In questa versione il bersaglio era costituito da piccoli recipienti galleggianti all’interno di un grande vaso colmo d’acqua.
I giocatori dovevano colpire i contenitori con le ultime gocce di vino rimaste nella coppa, cercando di farli affondare. Vinceva chi riusciva a centrare il maggior numero di bersagli.
Il Còttabo “kataktós”
La variante più spettacolare prevedeva invece una particolare struttura in bronzo alta circa un metro e ottanta.
Sulla sommità dell’asta era collocato un piccolo piattello in equilibrio precario. Il giocatore doveva lanciare le ultime gocce di vino con sufficiente precisione da colpirlo e farlo cadere su un disco metallico posto più in basso.
Il rumore prodotto dall’impatto rappresentava la conferma del successo del tiro e suscitava l’entusiasmo dei partecipanti al banchetto.
Molto più di un semplice gioco
Per gli antichi Greci il Còttabo non rappresentava soltanto un passatempo.
Era parte integrante del rituale del simposio, momento di socializzazione nel quale si intrecciavano convivialità, amore, fortuna e abilità personale. In alcuni casi il risultato del lancio veniva perfino interpretato come un presagio favorevole o sfavorevole per gli affari di cuore.
Una tradizione nata in Sicilia
Sebbene il Còttabo sia oggi associato soprattutto alla cultura greca, numerose fonti antiche concordano nel riconoscere alla Sicilia il ruolo di terra d’origine di questo originale gioco.
Un’altra testimonianza di quanto l’Isola fosse, già nell’antichità, un crocevia di popoli, tradizioni e innovazioni culturali che hanno lasciato un segno nella storia del Mediterraneo.
