Libro antico trovato in un garage: a processo un catanese, ma la perizia cambia lo scenario

libro antico garage Catania

Un libro del Seicento ritrovato in un garage, una vendita online e un’accusa di ricettazione di beni culturali. Ma ora una perizia grafologica potrebbe ribaltare tutto. È il caso giudiziario, dai contorni quasi romanzeschi, che vede protagonista un uomo di Catania finito davanti al giudice per un volume antico risalente al 1600.

Tutto ha inizio a Motta Sant’Anastasia, dove l’imputato, alcuni anni fa, svuotando il garage di una lontana parente, si imbatte in una pila di libri antichi tramandati da generazioni. Tra questi spicca un testo di grande valore: “L’economia del cittadino in villa” di Vincenzo Tanara, pubblicato nel 1665.

Dopo aver intuito il possibile valore economico delle opere, l’uomo decide di metterle in vendita online. Ma proprio quell’annuncio attira l’attenzione del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che avvia subito un’indagine.

Il sospetto: un libro rubato nel 1993

Dagli accertamenti emerge un dettaglio cruciale: nel 1993, dalla biblioteca comunale “Francesco Scavo” di Carini era stato rubato un volume con lo stesso titolo.

Scatta così la perquisizione. L’uomo consegna spontaneamente il libro, che viene sequestrato nel febbraio 2024, non essendo accompagnato da documentazione che ne attesti la proprietà.

Il direttore della biblioteca, pur non trovando timbri ufficiali sul volume, segnala somiglianze con altri testi del fondo antico: rilegatura, filigrana e annotazioni manoscritte sembrano compatibili. Il libro viene quindi restituito alla biblioteca e per il catanese arriva il rinvio a giudizio.

Il colpo di scena: la perizia grafologica

Durante l’udienza preliminare, però, arriva la svolta. Il giudice dispone una perizia grafologica per confrontare le annotazioni presenti sul libro sequestrato con quelle di altri volumi in possesso dell’imputato.

Il risultato è sorprendente:
la firma sul libro sotto accusa e quelle presenti sugli altri testi appartengono alla stessa mano.

Un elemento che rafforza la versione dell’imputato, secondo cui quei libri sarebbero appartenuti a un suo avo e non provenienti da un furto.

Un giallo ancora aperto

Resta però un interrogativo decisivo:
si tratta davvero del volume rubato trent’anni fa o di una copia identica appartenuta alla famiglia?

Il caso, che tornerà in aula il 13 aprile, si trasforma così in un vero e proprio giallo culturale, dove storia, diritto e indagini si intrecciano.

Altro che favola: questa vicenda ha tutti gli elementi di un mistero degno di un romanzo investigativo.