Le mummie naturali di Savoca: un tesoro storico unico in Sicilia

Tra i luoghi più affascinanti e misteriosi della Sicilia si trova la Cripta dei Cappuccini di Savoca, celebre per le sue mummie naturali, perfettamente conservate tra il XVIII e il XIX secolo. Situata sotto il sagrato della Chiesa dei Cappuccini, è un luogo in cui storia, religiosità e antropologia si intrecciano dando vita a uno dei siti più visitati del borgo messinese.

Savoca, già nota per le sue atmosfere medievali e per essere stata set cinematografico del Padrino, custodisce qui un patrimonio unico: 37 mummie naturali, appartenenti ai personaggi più illustri della comunità locale.

La Chiesa e il Convento dei Cappuccini

Il primo convento dei Cappuccini a Savoca fu fondato nel 1574, ma venne abbandonato agli inizi del Seicento. L’attuale convento fu costruito nel 1614, insieme alla nuova chiesa che oggi conserva opere d’arte di grande valore storico e religioso.

Tra queste:

  • “Madonna col Bambino, San Francesco e Santa Chiara” di Domenico Guargena (1611);
  • il “Creatore Divino” di Alonzo Rodriguez (XVII sec.);
  • la “Madonna di Loreto”, opera legata alla famiglia nobiliare dei Trimarchi e considerata miracolosa, tanto da essere chiamata “a Madonna i ll’acqua”.

Sotto il sagrato della chiesa si apre il luogo più celebre: la cripta delle mummie naturali.

La cripta delle mummie: origine e storia

Realizzata agli inizi del XVIII secolo, la cripta ha un’estensione di 14×4,25 metri ed è un vero e proprio archivio visivo della storia sociale savocese.

Qui sono conservati 37 corpi mummificati, appartenenti a:

  • notai,
  • sacerdoti,
  • medici,
  • marchesi,
  • proprietari terrieri,
  • avvocati,
  • magistrati,
  • abati,
  • una nobildonna,
  • tre bambini.

La persona più antica mummificata è il notaio Pietro Salvadore (1708–1776), mentre la più recente è il sacerdote don Giuseppe Trischitta (1812–1876).

Molte mummie erano originariamente esposte in piedi, all’interno di nicchie, interamente vestite con eleganti abiti d’epoca.

La tecnica di mummificazione: un processo complesso e costoso

La mummificazione a Savoca si svolgeva nei locali ipogei della Chiesa Madre e seguiva un processo meticoloso che durava 60 giorni.

Il procedimento prevedeva:

  1. Posizionamento del corpo nei colatoi, seduto, per far defluire i liquidi di decomposizione attraverso un foro nel sedile.
  2. Essiccazione naturale favorita dalle correnti d’aria della cripta-putridarium.
  3. Trattamento del corpo con una soluzione di sale e aceto.
  4. Riempimento con tessuti o paglia per mantenere la forma originaria.
  5. Vestizione con abiti eleganti.
  6. Traslazione solenne nella cripta dei Cappuccini.

Un procedimento così costoso da essere riservato esclusivamente alle famiglie più ricche e prestigiose.

Studi moderni e analisi scientifiche

Nel 2015 le mummie sono state studiate dall’antropologo Dario Piombino-Mascali, in collaborazione con il National Geographic.

Le analisi hanno rivelato che:

  • le persone mummificate seguivano una dieta ricca di proteine, zuccheri e carne;
  • erano spesso affette da gotta, nota come “malattia dei re”;
  • l’uso di scarpe a punta causava frequenti casi di alluce valgo.

Questi studi hanno offerto un quadro dettagliato della vita e delle abitudini dell’aristocrazia siciliana tra il XVIII e il XIX secolo.

L’atto vandalico del 1985 e il restauro

Nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 1985, un grave episodio vandalico colpì la cripta:
15 mummie vennero imbrattate con vernice a olio verde.

Il restauro, condotto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina (a cura di Mario Sergio Todesco ed Ernesto Geraci), fu complesso ma riuscito.
Nel 2011, un nuovo intervento ha riportato le mummie al loro aspetto originario.

Un luogo che affascina studiosi e visitatori

Nel corso degli anni, le mummie di Savoca hanno attirato l’interesse di scrittori, studiosi e intellettuali come:

  • Ercole Patti,
  • Leonardo Sciascia,
  • Mario Praz.

Oggi, la cripta è una delle attrazioni più visitate del borgo, un luogo che incanta per la sua unicità e per la capacità di raccontare, attraverso i corpi mummificati, la storia sociale, culturale e religiosa di Savoca.