Gela, l’archeologia diventa digitale: le Mura Timoleontee saranno ricostruite in 3D con tecnologie d’avanguardia

Mura Timoleontee Gela

Scanner laser, fotogrammetria e modelli tridimensionali per studiare e preservare uno dei più importanti monumenti della Sicilia antica

La Sicilia continua a investire nell’innovazione applicata alla tutela del patrimonio culturale. A Gela, uno dei siti archeologici più importanti dell’Isola, prende il via un progetto di archeologia digitale che punta a documentare, studiare e conservare le celebri Mura Timoleontee di Caposoprano attraverso le più moderne tecnologie disponibili.

L’iniziativa rappresenta un significativo passo avanti nella ricerca archeologica e vede la collaborazione tra il Parco archeologico di Gela, l’Università degli Studi di Messina e la University of South Florida di Tampa, negli Stati Uniti, con l’obiettivo di realizzare una documentazione digitale completa del monumento e approfondirne la conoscenza storica e scientifica.

Le Mura Timoleontee, un patrimonio unico nel Mediterraneo

Le Mura Timoleontee di Caposoprano costituiscono uno degli esempi meglio conservati di architettura militare greca in mattoni crudi presenti nel mondo occidentale.

Costruite nel IV secolo a.C., rappresentano una testimonianza di straordinario valore storico e archeologico. La particolare tecnica costruttiva utilizzata, basata sull’impiego di mattoni crudi, rende però il monumento particolarmente delicato e bisognoso di continui interventi di monitoraggio e conservazione.

Proprio per questo motivo il sito diventa oggi il laboratorio ideale per sperimentare le più avanzate metodologie dell’archeologia digitale.

Tecnologia al servizio della storia

Grazie alla convenzione sottoscritta tra il Parco archeologico di Gela e l’Università di Messina, il monumento sarà sottoposto a una nuova e approfondita campagna di rilievi digitali.

Il progetto prevede l’impiego di:

  • scanner laser ad alta precisione;
  • fotogrammetria digitale;
  • rilievi ad altissima risoluzione;
  • modelli tridimensionali;
  • tecniche avanzate di acquisizione e gestione dei dati.

Questi strumenti consentiranno di ricostruire ogni dettaglio delle mura con precisione millimetrica, creando un archivio digitale destinato a supportare studi scientifici, interventi di restauro e attività di valorizzazione.

Una collaborazione tra Italia e Stati Uniti

La direzione scientifica del progetto è affidata alla professoressa Caterina Ingoglia, docente associata di Metodologia della ricerca archeologica dell’Università di Messina, da anni impegnata nello studio della Sicilia antica e delle tecnologie applicate ai beni culturali.

Accanto all’ateneo messinese partecipa anche la University of South Florida di Tampa, con il contributo del professor Davide Tanasi, considerato uno dei maggiori esperti internazionali nell’applicazione delle tecnologie digitali all’archeologia e alla conservazione del patrimonio storico.

La collaborazione internazionale consentirà di mettere a disposizione del progetto competenze scientifiche e strumenti tecnologici tra i più avanzati nel panorama mondiale.

Un archivio digitale per il futuro

L’obiettivo non è soltanto fotografare lo stato attuale del monumento.

I rilievi tridimensionali permetteranno infatti di:

  • analizzare le tecniche costruttive utilizzate dagli antichi greci;
  • monitorare nel tempo eventuali fenomeni di degrado;
  • pianificare interventi di restauro più efficaci;
  • sviluppare nuovi strumenti di divulgazione destinati a studiosi e visitatori.

La digitalizzazione rappresenta quindi una risorsa fondamentale per garantire una tutela sempre più efficace del patrimonio archeologico siciliano.

Il progetto presentato alla città

L’iniziativa è stata illustrata nel corso di un incontro pubblico ospitato presso le Mura Federiciane di Gela, al quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e dell’associazionismo locale.

Erano presenti, tra gli altri, la FIDAPA, guidata dalla presidente Giusi Rinzivillo, la Fondazione Internazionale Città Murate, presieduta da Franco Butera, e i club Lions di Gela.

Turco: «Una scelta strategica per valorizzare il patrimonio»

«Favorire la realizzazione di questo progetto – ha dichiarato Ennio Turco, soprintendente del Mare della Sicilia e direttore del Parco archeologico di Gela – rappresenta una scelta strategica che conferma la volontà di rendere il patrimonio archeologico locale protagonista di una ricerca scientifica moderna, aperta alle collaborazioni nazionali e internazionali e alle metodologie più avanzate di documentazione».

Con questo progetto Gela si candida a diventare uno dei principali laboratori italiani dell’archeologia digitale, dimostrando come innovazione tecnologica e tutela del patrimonio possano procedere insieme per preservare la memoria storica e valorizzare uno dei tesori più preziosi della Sicilia.