Santissima Annunziata dei Catalani, la chiesa di Messina sopravvissuta al terremoto che oggi si trova sotto il livello della strada

Santissima Annunziata dei Catalani

È uno dei gioielli medievali della città dello Stretto: una straordinaria fusione di elementi normanni, arabi e bizantini. Il terremoto del 1908 devastò Messina, ma la chiesa resistette e oggi racconta anche attraverso la sua insolita posizione il livello dell’antica città

Passeggiando nel centro di Messina c’è una chiesa davanti alla quale vale la pena fermarsi non soltanto per ammirarne l’architettura.
Bisogna guardare anche verso il basso.
La Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani si trova infatti a una quota inferiore rispetto alle strade che oggi la circondano.
Non è una scelta architettonica.
È una delle conseguenze della storia drammatica della città e soprattutto della ricostruzione successiva al terremoto del 28 dicembre 1908.
La chiesa è rimasta sostanzialmente alla quota della Messina precedente al sisma, mentre intorno la città è cambiata.
Ed è proprio questo particolare a renderla ancora più affascinante.

Uno dei pochi grandi testimoni della Messina medievale

La Santissima Annunziata dei Catalani rappresenta una delle testimonianze più importanti dell’architettura medievale sopravvissute nel cuore di Messina.
La costruzione attuale viene generalmente ricondotta al periodo compreso tra il XII e il XIII secolo, in piena età normanna e sveva.
È un edificio particolarmente interessante perché nella sua architettura convivono tradizioni differenti.
Elementi normanni, bizantini, arabi e romanici sembrano incontrarsi nella stessa costruzione, raccontando perfettamente la posizione di Messina nel Mediterraneo medievale.
La città era un grande porto e un punto di passaggio tra Oriente e Occidente.
E la chiesa sembra aver assorbito nella pietra proprio questa mescolanza di culture.

Prima della chiesa potrebbe esserci stato un tempio

La storia del luogo potrebbe però essere molto più antica dell’edificio medievale che vediamo oggi.
Secondo le informazioni riportate dal Ministero della Cultura, la chiesa sorge nell’area nella quale durante l’epoca romana sarebbe esistito un tempio dedicato a Nettuno.
Il sito avrebbe quindi attraversato differenti epoche e funzioni prima di assumere definitivamente il carattere cristiano.
È uno dei tanti esempi siciliani nei quali lo stesso spazio urbano viene utilizzato e trasformato per secoli, lasciando sovrapposte testimonianze appartenenti a civiltà differenti.

Perché si chiama “dei Catalani”

In origine la chiesa non portava la denominazione con la quale oggi è conosciuta.
Il riferimento ai Catalani arrivò successivamente e testimonia un’altra fase fondamentale della storia di Messina.
Durante il periodo aragonese era presente in città una consistente comunità catalana, legata soprattutto alle attività mercantili.
Nel corso del XV secolo la chiesa venne concessa alla comunità dei mercanti catalani, che vi stabilì la propria confraternita e il proprio luogo di culto.
Da quel momento il riferimento ai Catalani rimase legato all’edificio fino a diventare parte del suo nome.
Ancora una volta, quindi, la storia della chiesa coincide con quella di una Messina aperta agli scambi commerciali e alle comunità provenienti da altre parti del Mediterraneo.

La cupola che guarda verso Bisanzio

Uno degli elementi che cattura immediatamente l’attenzione è la cupola.
Si innalza nel punto d’incontro tra navata e transetto e poggia su un tamburo che richiama modelli dell’architettura bizantina.
È proprio osservando la struttura dall’esterno che si comprende quanto l’edificio sia differente dalle chiese barocche che caratterizzano molti centri storici siciliani.
Qui siamo davanti a un linguaggio molto più antico.
Archi, geometrie, pietre di differenti tonalità e decorazioni raccontano una Sicilia medievale nella quale le influenze provenienti dal mondo islamico e bizantino continuavano a dialogare con l’architettura normanna.

Pietra lavica, calcare e mattoni

Un altro elemento particolarmente suggestivo è la policromia delle murature.
Materiali differenti vengono utilizzati per creare contrasti cromatici e decorazioni geometriche.
Pietra lavica scura, pietra calcarea più chiara, mattoni e altri elementi lapidei costruiscono un’alternanza di colori che diventa parte integrante dell’architettura.
Non servono grandi apparati decorativi.
È la muratura stessa a diventare decorazione.
All’esterno si possono osservare archi intrecciati, cornici e motivi geometrici che testimoniano l’incontro tra differenti tradizioni costruttive.

L’interno è molto più sobrio

Entrando cambia completamente l’atmosfera.
Rispetto alla ricchezza delle geometrie esterne, l’interno appare più austero e raccolto.
La pianta è basilicale, articolata in tre navate, con colonne che sorreggono gli archi e conducono lo sguardo verso il transetto e la zona della cupola.
I capitelli presentano decorazioni vegetali e geometriche.
Anche qui sono soprattutto le proporzioni, la pietra e la struttura architettonica a creare il fascino dell’ambiente.
È una chiesa nella quale si percepisce immediatamente l’antichità dell’edificio.

Poi arrivò il terremoto del 1908

La mattina del 28 dicembre 1908 cambiò per sempre la storia di Messina.
Un violentissimo terremoto, seguito dal maremoto, devastò la città e provocò una delle più gravi catastrofi naturali della storia europea contemporanea.
Gran parte degli edifici di Messina venne distrutta o gravemente danneggiata.
Anche la Santissima Annunziata dei Catalani subì danni, ma riuscì a sopravvivere.
Questo è uno degli aspetti che oggi rende l’edificio ancora più prezioso.
In una città profondamente trasformata dalla ricostruzione novecentesca, la chiesa conserva una testimonianza concreta della Messina precedente alla catastrofe.

Dopo il terremoto la chiesa riemerse

Il sisma ebbe anche un effetto inatteso sulla percezione dell’edificio.
Prima del 1908 la chiesa era in parte nascosta da costruzioni che nel corso dei secoli erano state addossate alle sue pareti.
Dopo il terremoto, le demolizioni degli edifici circostanti permisero di liberare e riportare alla vista le strutture esterne medievali. Il Ministero della Cultura ricorda proprio come le demolizioni successive al sisma abbiano consentito di recuperare la leggibilità dell’edificio.
La tragedia che distrusse Messina finì quindi, paradossalmente, per restituire alla città una visione più completa di uno dei suoi monumenti più antichi.

Perché oggi si trova più in basso della strada

Ed eccoci alla caratteristica che sorprende maggiormente chi arriva davanti alla chiesa.
La Santissima Annunziata dei Catalani appare infossata rispetto alla quota stradale circostante.
Dopo il terremoto, la ricostruzione di Messina comportò una profonda trasformazione dell’assetto urbano e l’innalzamento di alcune quote stradali.
La chiesa, invece, rimase al proprio livello.
Per raggiungerla oggi bisogna quindi scendere rispetto alla strada moderna.
È quasi come compiere, materialmente, un piccolo viaggio verso la Messina precedente al 1908.
La differenza di quota permette infatti di comprendere quanto sia cambiata la città intorno al monumento.

Una chiesa che racconta tutte le anime di Messina

Forse è proprio questa la ragione per cui la Santissima Annunziata dei Catalani è molto più di una bella chiesa medievale.
Dentro e intorno alle sue mura sono passati secoli di storia.
C’è la memoria della Messina normanna, ci sono influenze arabe e bizantine, c’è la comunità catalana arrivata nella grande città commerciale dello Stretto e c’è infine il terremoto del 1908.
Persino la sua posizione racconta qualcosa.
La città moderna è cresciuta intorno e sopra il livello dell’antica Messina, mentre lei è rimasta lì.
Più in basso rispetto alla strada, circondata dagli edifici contemporanei, continua a mostrare pietre, archi e geometrie che hanno attraversato quasi nove secoli.
Ed è forse proprio questa la sua caratteristica più affascinante: mentre Messina cambiava continuamente volto, la Santissima Annunziata dei Catalani è rimasta uno dei suoi più straordinari legami con il passato.