L’Etna torna a farsi sentire: nuova colata lavica nella Valle del Leone

Valle del Leone Etna

L’INGV monitora l’attività a 3.000 metri di quota: cresce il tremore vulcanico, ma non ci sono rischi per i centri abitati

L’Etna torna a mostrare la sua straordinaria vitalità. Nelle ultime ore i vulcanologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno rilevato l’inizio di una nuova attività effusiva nell’alto settore della Valle del Leone, all’interno della più ampia Valle del Bove, a circa 3.000 metri di altitudine.

Secondo gli esperti, la nuova fase eruttiva sta alimentando una piccola colata lavica, al momento debole e confinata nell’area sommitale del vulcano. L’attività è stata osservata direttamente dal personale dell’INGV durante i sopralluoghi sul campo.

Attività stromboliana alla Voragine

Oltre alla colata lavica, nel corso della notte è stata registrata anche una debole attività esplosiva di tipo stromboliano al cratere Voragine, uno dei quattro crateri sommitali dell’Etna.

Parallelamente, gli strumenti di monitoraggio evidenziano da alcuni giorni un progressivo aumento del tremore vulcanico, parametro che indica il movimento del magma all’interno dell’edificio vulcanico. Le sorgenti del tremore risultano localizzate proprio sotto il cratere Voragine, a circa 2.900 metri di quota.

Nessun pericolo per la popolazione

Gli esperti rassicurano che, allo stato attuale, non esistono rischi per i centri abitati. La colata rimane confinata nella Valle del Leone, un’area naturale che rappresenta uno dei principali canali di deflusso delle lave etnee e che, proprio per la sua conformazione, permette di contenere questo tipo di fenomeni lontano dai paesi alle pendici del vulcano.

Anche le reti che controllano le deformazioni del suolo non evidenziano variazioni significative, segnale che non si registrano, al momento, movimenti rilevanti dell’edificio vulcanico.

L’Etna resta sotto osservazione

L’Etna continua a essere uno dei vulcani più sorvegliati del pianeta. Una rete di sismografi, telecamere, sensori geochimici e sistemi satellitari consente all’INGV di seguire in tempo reale ogni variazione dell’attività, garantendo un costante aggiornamento alle autorità di Protezione Civile e agli operatori del settore turistico.