Festa di Sant’Agata verso l’UNESCO: adesso anche cittadini e devoti possono contribuire alla candidatura

Festa di Sant'Agata UNESCO

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Consegnata la prima bozza del dossier per portare la festa patronale di Catania nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Osservazioni e proposte potranno essere presentate fino al 10 ottobre. Poi il documento definitivo passerà al Ministero della Cultura

La Festa di Sant’Agata compie un altro importante passo nel percorso che potrebbe portarla verso il riconoscimento dell’UNESCO.

La celebrazione che ogni anno trasforma Catania e rinnova il profondissimo legame tra la città e la sua Patrona è entrata nella fase partecipativa della proposta di candidatura alla Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Una precisazione è fondamentale: la Festa di Sant’Agata non è ancora formalmente candidata all’UNESCO.

È in corso la costruzione della proposta italiana, che dovrà prima completare il proprio iter nazionale. Solo successivamente, se selezionata dalle autorità competenti, potrà diventare una candidatura ufficialmente presentata dall’Italia all’UNESCO.

Il dossier è stato consegnato il 17 agosto

Il passaggio più importante è avvenuto il 17 agosto 2026.

Il Comitato Scientifico ha consegnato al presidente del Comitato Promotore la bozza del dossier di candidatura de “La Festa di Sant’Agata a Catania”.

Il documento è il risultato del lavoro di studio, ricerca e ascolto realizzato nei mesi precedenti.

Ma quella consegna non rappresentava la conclusione del lavoro.

Al contrario, ha aperto una nuova fase.

Il dossier viene adesso restituito alla città affinché possa essere letto, discusso e integrato prima della stesura definitiva.

Catanesi e devoti possono partecipare

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti dell’intero percorso.

La candidatura non deve essere costruita esclusivamente da studiosi e istituzioni.

L’UNESCO attribuisce infatti un’importanza centrale proprio alle comunità che riconoscono, praticano e trasmettono il patrimonio culturale immateriale.

Per questo motivo sono chiamati a partecipare devoti, cittadini, associazioni, famiglie, parrocchie, confraternite, portatori delle Candelore, volontari, scuole, studiosi e catanesi che vivono all’estero.

Anche chi ha vissuto personalmente la Festa può quindi offrire il proprio contributo.

C’è tempo fino al 10 ottobre

La bozza del dossier è disponibile sul sito ufficiale dedicato al percorso UNESCO della Festa.

Le osservazioni, integrazioni, proposte e suggerimenti possono essere inviati fino al 10 ottobre 2026.

Non vengono richiesti soltanto contributi tecnici.

La comunità può partecipare anche attraverso ricordi, testimonianze, fotografie, video, racconti personali e materiali creativi capaci di documentare il rapporto tra Sant’Agata e Catania.

L’obiettivo è raccontare non soltanto ciò che accade durante i giorni della festa, ma soprattutto ciò che quella celebrazione rappresenta per chi la vive.

Dopo ottobre la parola passerà al Ministero

Conclusa la fase partecipativa, le osservazioni ricevute saranno valutate per arrivare alla redazione definitiva del dossier.

Secondo il percorso illustrato in occasione della presentazione del 17 agosto, il documento dovrà essere completato in ottobre e trasmesso al Ministero della Cultura. Entro il 30 marzo 2027 dovrebbe arrivare la decisione nazionale sull’eventuale presentazione della Festa come candidatura italiana all’UNESCO.

È quindi ancora un percorso lungo.

L’eventuale iscrizione nella Lista rappresentativa non è automatica: dopo la fase italiana, una candidatura formalmente presentata deve affrontare il procedimento internazionale di verifica, valutazione ed esame previsto dalla Convenzione UNESCO del 2003.

Il percorso è cominciato ufficialmente nel 2025

La candidatura nasce da una collaborazione istituzionale precisa.

Il 6 giugno 2025 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Comune di Catania, Arcidiocesi Metropolitana di Catania, Università degli Studi di Catania e Comitato per la Festa di Sant’Agata nella città di Catania.

Il Comune è stato individuato come soggetto capofila.

Accanto al Comitato Promotore opera un Comitato Scientifico, sostenuto da gruppi di ricerca e da uno staff tecnico-scientifico.

La candidatura nasce quindi dall’incontro tra istituzioni civili, Chiesa, Università e comunità.

Sant’Agata è già nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia

Il percorso, in realtà, poggia su un riconoscimento precedente.

La Festa di Sant’Agata è già iscritta dal 13 giugno 2017 nel REIS, il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, nel Libro delle Celebrazioni, delle Feste e delle Pratiche Rituali.

L’obiettivo adesso è molto più ambizioso: arrivare alla Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO.

Perché non si candida semplicemente una “grande festa”

Un altro aspetto importante riguarda ciò che effettivamente si vuole far riconoscere.

Non si tratta semplicemente di dimostrare che Sant’Agata sia una festa grande, spettacolare o capace di richiamare moltissime persone.

Il patrimonio culturale immateriale riguarda soprattutto pratiche, rituali, conoscenze, tradizioni, competenze e forme di partecipazione che una comunità riconosce come proprie e trasmette alle generazioni successive.

Ed è esattamente su questo terreno che si sta costruendo il dossier catanese.

Il sacco bianco dei devoti

La Festa vive innanzitutto attraverso i suoi gesti.

Uno dei simboli immediatamente riconoscibili è il sacco bianco indossato dai devoti.

Poi ci sono il cordone, la scuzzetta nera, i guanti e soprattutto quella distesa bianca che durante la processione accompagna il fercolo attraverso le strade di Catania.

Non è semplicemente un costume.

Fa parte di un sistema rituale e devozionale tramandato attraverso le generazioni e immediatamente associato alla Festa.

Le Candelore, giganti che attraversano Catania

Ci sono poi le Candelore, enormi costruzioni votive riccamente decorate che rappresentano un’altra delle immagini più caratteristiche delle celebrazioni agatine.

Il loro movimento attraverso le strade, la musica, le tradizionali “annacate”, le corporazioni e i gruppi che le accompagnano costituiscono un patrimonio di pratiche e competenze che il percorso UNESCO intende documentare e salvaguardare.

La proposta dedica infatti particolare attenzione non soltanto ai riti, ma anche all’artigianato, alle musiche, alla cura degli apparati, alle pratiche devozionali e alle conoscenze organizzative tramandate nel tempo.

Il fercolo attraversa una città che diventa parte del rito

La Festa non potrebbe essere raccontata separandola da Catania.

La Cattedrale, le strade processionali, le piazze, le chiese e i luoghi collegati alla memoria del martirio di Agata non vengono considerati semplicemente uno scenario.

Sono veri e propri spazi culturali vissuti.

Ogni anno il passaggio del fercolo ricostruisce una geografia religiosa e popolare che attraversa il centro della città e coinvolge interi quartieri.

Per questo uno degli obiettivi dichiarati della candidatura è proprio la tutela del rapporto tra riti e luoghi.

Dal 3 al 6 febbraio Catania cambia volto

La celebrazione principale si svolge ogni anno dal 3 al 6 febbraio.

Il sito ufficiale della candidatura riassume la Festa attraverso alcuni dei suoi elementi più rappresentativi: processione del fercolo, Candelore, sacco bianco dei devoti, musica e luoghi agatini.

Ma il rapporto con Sant’Agata non si esaurisce nei giorni di febbraio.

È un sistema di preparazione, memoria, organizzazione e devozione che accompagna la città durante l’intero anno.

Ed è proprio questa continuità uno degli aspetti che il dossier deve riuscire a raccontare.

L’obiettivo non è trasformare Sant’Agata in uno spettacolo

Su questo punto gli stessi promotori sono molto chiari.

Il riconoscimento UNESCO non viene cercato per trasformare la Festa in un prodotto turistico o per aggiungere semplicemente un marchio prestigioso al nome di Catania.

La proposta dichiara come obiettivi la salvaguardia, la trasmissione alle nuove generazioni, la documentazione, la partecipazione della comunità e una fruizione rispettosa e sostenibile.

Si parla anche di sicurezza, accessibilità, gestione dei grandi flussi di persone, tutela dei soggetti fragili e rispetto dei tempi e dei luoghi rituali.

L’idea è quindi preservare proprio ciò che rende la Festa un patrimonio vivente.

Una festa che Catania vuole consegnare al futuro

È questo, probabilmente, il significato più profondo del percorso appena iniziato.

La Festa di Sant’Agata esiste da secoli senza avere bisogno dell’UNESCO per essere amata dai catanesi.

La candidatura vuole però mettere insieme memoria, testimonianze, studi, immagini, riti, conoscenze e competenze affinché questo enorme patrimonio possa essere documentato, salvaguardato e trasmesso.

Il prossimo appuntamento è adesso fissato al 10 ottobre 2026, termine entro il quale la comunità potrà presentare osservazioni sulla bozza del dossier.

Poi arriverà il documento definitivo e inizierà il confronto nazionale.

Solo successivamente si saprà se l’Italia presenterà formalmente all’UNESCO la candidatura della Festa.

Per Catania, comunque, il percorso è già cominciato.

E forse il suo elemento più significativo è proprio questo: prima di chiedere al mondo di riconoscere Sant’Agata, la città è stata chiamata a raccontare che cosa Sant’Agata rappresenta per la propria comunità.