Festa del Contadino a Pennisi: due weekend tra mostarda, ricotta, maccheroni e pigiatura dell’uva

Festa del Contadino Pennisi 2026

Il 19-20 e 26-27 settembre la frazione collinare di Acireale riscopre le sue radici agricole. In piazza tornano gli antichi gesti della campagna, i sapori preparati al momento e una delle tradizioni più spettacolari: l’uva pigiata come una volta

Per quattro giorni Pennisi torna indietro nel tempo e riscopre la sua anima contadina.

Nei fine settimana del 19 e 20 e del 26 e 27 settembre 2026 la frazione collinare di Acireale ospita la tradizionale Festa del Contadino, appuntamento dedicato alla cultura agricola, alla vendemmia e ai sapori che per generazioni hanno caratterizzato le campagne del territorio acese.

La manifestazione si svolgerà nella piazza di Pennisi e sarà organizzata con il coinvolgimento del Comitato per Pennisi e delle realtà locali.

Non sarà semplicemente una sagra gastronomica. Molte delle specialità verranno infatti preparate davanti al pubblico, trasformando la piazza in una sorta di grande cucina contadina a cielo aperto.

La mostarda d’uva preparata davanti ai visitatori

Settembre è il mese della vendemmia e uno dei sapori protagonisti sarà inevitabilmente quello dell’uva.

Durante la festa sarà possibile assistere alla preparazione della mostarda d’uva, una delle ricette più profondamente legate alla tradizione autunnale siciliana.

Il mosto appena ottenuto dalla vendemmia viene lavorato fino a trasformarsi in un dolce dal profumo intenso, che per molte famiglie rappresentava uno degli appuntamenti immancabili di settembre.

Accanto alla mostarda troveranno spazio anche il vino cotto e i mustazzoli, preparazioni che raccontano un modo antico di utilizzare praticamente ogni prodotto della campagna.

La ricotta fatta in piazza

C’è poi un altro appuntamento che promette di attirare l’attenzione dei visitatori: la preparazione della ricotta.

Il programma delle domeniche, 20 e 27 settembre, prevede dimostrazioni sia durante la mattinata sia nel tardo pomeriggio.

Sarà l’occasione per osservare da vicino uno dei procedimenti più antichi della cultura pastorale siciliana.

Non soltanto assaggiare, dunque, ma vedere come nasce un prodotto che siamo abituati a trovare già pronto.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della Festa del Contadino: riportare in piazza i gesti che un tempo appartenevano alla quotidianità.

A mezzogiorno si pesta l’uva

Uno dei momenti più attesi sarà la pigiatura dell’uva.

La domenica è prevista una prima dimostrazione intorno alle 12, seguita da un nuovo appuntamento serale alle 20.

L’uva viene lavorata secondo il metodo tradizionale, rievocando ciò che avveniva durante le vendemmie prima dell’arrivo delle moderne presse meccaniche.

Era uno dei momenti più caratteristici della vita agricola.

La raccolta coinvolgeva intere famiglie e gruppi di lavoratori. I grappoli venivano portati dal vigneto e successivamente pigiati per ricavarne il mosto destinato a diventare vino.

Oggi quella fatica diventa spettacolo e memoria.

Ma soprattutto permette ai bambini e alle nuove generazioni di vedere qualcosa che altrimenti conoscerebbero soltanto attraverso fotografie e racconti.

Arriva il pranzo del contadino

Dopo la pigiatura arriva inevitabilmente il momento di sedersi a tavola.

Alle 12.30 delle due domeniche è annunciato il tradizionale Pranzo del Contadino.

La cucina della festa punta sulle preparazioni popolari: maccheroni al sugo, pasta alla Norma, salsiccia, pane condito e altre specialità legate alla gastronomia locale.

Niente cucina sofisticata.

L’idea è esattamente opposta: recuperare quei piatti sostanziosi preparati con ingredienti semplici che accompagnavano le giornate di lavoro nelle campagne.

Ricotta, mostarda e mustazzoli: il programma delle domeniche

Le giornate di domenica 20 e domenica 27 settembre saranno particolarmente ricche.

Gli stand apriranno dalle 9 del mattino. Alle 10.30 è prevista la preparazione della ricotta, alle 11 quella dei mustazzoli, alle 11.15 la mostarda d’uva e alle 12 la pigiatura.

Dopo il pranzo contadino delle 12.30, le attività riprenderanno nel pomeriggio: dalle 18 animazione, quindi nuovamente ricotta, mostarda e mustazzoli, fino alla seconda pigiatura dell’uva delle 20 e all’intrattenimento serale delle 21.

Un programma pensato quindi per permettere ai visitatori di arrivare sia durante la mattinata sia nel pomeriggio e trovare comunque in piazza alcune delle lavorazioni tradizionali.

Gli antichi attrezzi raccontano come si lavorava la terra

Accanto alla gastronomia ci sarà spazio anche per la memoria materiale della civiltà agricola.

È annunciata un’esposizione di antichi attrezzi contadini, attraverso la quale sarà possibile riscoprire strumenti utilizzati nei vigneti e nelle campagne prima della meccanizzazione.

Oggetti che oggi possono sembrare semplici curiosità, ma che raccontano la fatica quotidiana di generazioni di agricoltori.

La Festa del Contadino nasce proprio per evitare che questo patrimonio venga dimenticato.

Pennisi, il borgo nato nell’antico Bosco d’Aci

Anche il luogo nel quale si svolge la festa merita di essere conosciuto.

Pennisi è una frazione di Acireale situata a circa sei chilometri dal centro cittadino, lungo la strada che sale verso Pisano Etneo e il territorio di Zafferana.

Il borgo si sviluppò soprattutto negli ultimi anni dell’Ottocento in un’area che in passato faceva parte del grande Bosco d’Aci.

La posizione collinare spiega bene anche la forte identità agricola della zona.

Qui il paesaggio urbano della costa acese lascia progressivamente spazio alle campagne e, salendo verso l’Etna, cambia anche la vegetazione.

La chiesa che porta il nome del protettore dai terremoti

Al centro della comunità si trova la chiesa di Santa Maria del Carmelo e Sant’Emidio.

Venne costruita alla fine del XIX secolo grazie anche all’impegno dei sacerdoti Salvatore e Mario D’Agata e fu aperta al culto nel 1900. Nel 1922 divenne chiesa parrocchiale.

All’interno sono presenti affreschi dedicati alla vita di Sant’Emidio, alla Vergine del Carmelo e al Giudizio Universale.

La presenza di Sant’Emidio, tradizionalmente invocato come protettore contro i terremoti, assume in questa zona un significato particolare.

Pennisi si trova infatti in un territorio che nel corso della sua storia è stato ripetutamente interessato dagli eventi sismici dell’area etnea.

E proprio il terremoto del 26 dicembre 2018 provocò gravi danni alla chiesa, compreso il crollo del campanile e della statua del santo.

Una festa che non vuole dimenticare da dove viene

La Festa del Contadino di Pennisi conserva quindi un carattere particolare.

Il cibo è importante, ma è soltanto una parte del racconto.

La vera protagonista è la cultura agricola.

La mostarda che cuoce, la ricotta preparata davanti al pubblico, i maccheroni, gli antichi utensili e soprattutto l’uva pigiata in piazza servono a ricostruire per qualche ora un mondo che rischia progressivamente di scomparire.

Il 19, 20, 26 e 27 settembre 2026, Pennisi proverà ancora una volta a conservarne la memoria.

E lo farà nel modo più semplice: riportando in piazza i profumi, i sapori e i gesti della campagna siciliana.