La festa di San Sebastiano ad Acireale: fede, devozione e tradizione popolare

festa di San Sebastiano Acireale

La festa di San Sebastiano ad Acireale è uno degli appuntamenti religiosi più intensi e partecipati della Sicilia orientale. Si svolge ogni anno il 20 gennaio, giorno della celebrazione cattolica del Santo, e rappresenta un momento identitario fortissimo per la comunità acese, che unisce fede, folklore e ritualità tramandate da secoli.

San Sebastiano è compatrono di Acireale, insieme a Santa Venera, ed è affettuosamente chiamato dagli acesi “’U Rizzareddu”, per la sua iconografia giovanile e riccioluta.

Chi era San Sebastiano

San Sebastiano nacque a Narbona, in Francia, e fu un legionario romano al servizio degli imperatori Diocleziano e Massimiliano. Convertitosi segretamente al Cristianesimo, venne scoperto e condannato a morte tramite il supplizio delle frecce. Sopravvisse miracolosamente alla prima esecuzione, ma venne successivamente ucciso e gettato in una fossa comune.

Per questo motivo San Sebastiano è venerato come martire della fede cristiana e, nel tempo, è diventato anche protettore contro le pestilenze e patrono della Polizia municipale.

L’uscita del Santo: il momento più atteso

Il cuore della festa è l’uscita del simulacro dalla Basilica di San Sebastiano, che avviene alle 11:00 del 20 gennaio. Al suono festoso delle campane e tra i fuochi d’artificio, la statua si affaccia sul sagrato accolto da un boato di gioia dei fedeli.

Segue il “fervorino”, una breve omelia che invita i devoti a imitare l’esempio di San Sebastiano, e subito dopo ha inizio la trionfale corsa di uscita, con il fercolo che viene trascinato di corsa verso Piazza Duomo.

La salita di San Biagio

Uno dei momenti più suggestivi è la Salita di San Biagio, una ripida via lunga circa 80 metri con una pendenza superiore al 20%. Qui i devoti sollevano interamente la pesantissima vara, caricandola sulle spalle.

Questo gesto nasce da un’antica necessità: un tempo la strada era una mulattiera e le ruote del fercolo non coincidevano con le strisce di basalto. Oggi è diventato uno dei riti più carichi di significato simbolico e devozionale.

Il saluto del treno

Nel pomeriggio, intorno alle 16:00, la processione giunge nei pressi della vecchia stazione ferroviaria. Un treno si ferma e saluta il Santo con il fischio, ricordando un episodio del 20 gennaio 1916, quando alcuni soldati acesi partirono per la guerra dopo aver incontrato il fercolo di San Sebastiano. Tutti fecero ritorno sani e salvi.

La corsa di Via Roma e l’Arco del Vescovo

Verso le 20:30, la corsa lungo Via Roma e Corso Umberto I è il momento più adrenalinico della giornata. Il Santo procede tra due ali di folla, con manovre spettacolari, curve strette e un’imponente inversione a U davanti al palazzo vescovile, seguita dall’omelia del Vescovo.

Fuochi d’artificio e rientro in Basilica

In serata, San Sebastiano entra in Piazza Duomo, dove assiste allo spettacolo pirotecnico che suggella la festa. Poco prima di mezzanotte, il simulacro rientra trionfalmente in Basilica, effettuando un’ultima emozionante manovra in retromarcia per permettere ai fedeli di guardare il volto del Santo.

L’Ottava di San Sebastiano

La festa si conclude con l’Ottava, che si svolge la sera del 27 gennaio. Il Santo viene nuovamente esposto, compie un breve giro della piazza e rientra definitivamente in Basilica.

I devoti e gli abiti votivi

Diventare devoti di San Sebastiano significa assumere un impegno che dura tutta la vita. I devoti camminano scalzi, indossando abiti votivi benedetti la sera del 19 gennaio:

  • Maglione beige: simboleggia la nudità del Santo durante il martirio
  • Maglione rosso: rappresenta il sangue e il sacrificio
  • Fazzoletto bianco in testa: legato alla tradizione della peste e alla guarigione

Ogni elemento racconta una storia di fede, sacrificio e rinascita.

Una festa che è identità

La festa di San Sebastiano ad Acireale non è solo una celebrazione religiosa, ma un’esperienza collettiva che coinvolge l’intera città. È il racconto di una devozione che resiste al tempo, capace di unire generazioni e trasformare la fede in gesto, corsa, fatica e gioia condivisa.