Palazzina Cinese di Palermo, la stravagante reggia d’Oriente dei Borbone nel cuore della Favorita
Pagode, scale a chiocciola, stanze decorate con figure orientali e persino una tavola che permetteva ai sovrani di mangiare senza camerieri. Alle pendici di Monte Pellegrino si nasconde una delle dimore storiche più originali della Sicilia
A Palermo c’è un luogo nel quale, per qualche istante, si potrebbe avere la sensazione di essere finiti molto lontano dalla Sicilia.
Un tetto a pagoda, decorazioni orientali, torrette, campanelli, terrazze e due spettacolari scale elicoidali avvolgono un edificio che sembra uscito dalla fantasia di un sovrano.
È la Palazzina Cinese, conosciuta anche come Real Casina Cinese, una delle architetture più singolari di Palermo.
Si trova ai margini del Parco della Favorita, alle pendici di Monte Pellegrino, e fu una delle residenze della famiglia reale borbonica durante i soggiorni siciliani di Ferdinando III di Sicilia e Maria Carolina d’Austria.
Ma la sua storia è ancora più curiosa di quanto lasci immaginare il suo aspetto.
Prima dei Borbone c’era già una casa “alla cinese”
La storia comincia prima dell’arrivo della famiglia reale.
Intorno al 1790, il barone Benedetto Lombardo della Scala aveva fatto realizzare nella Piana dei Colli una costruzione ispirata al gusto cinese, circondata da terreni.
Era l’epoca della grande fascinazione europea per l’Oriente e delle cosiddette chinoiseries: nobili e aristocratici amavano circondarsi di arredi, decorazioni e architetture che reinterpretavano, secondo il gusto occidentale, un mondo cinese allora percepito come lontano ed esotico.
La svolta arrivò alla fine del Settecento.
La corte borbonica fu costretta a trasferirsi da Napoli in Sicilia in seguito agli sconvolgimenti politici e all’avanzata francese. Ferdinando acquistò la proprietà e nel 1799 affidò all’architetto palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia il compito di trasformarla in una vera residenza reale.
Marvuglia non cancellò lo stile orientale
L’architetto avrebbe potuto trasformare completamente la costruzione.
Scelse invece di conservarne e svilupparne il carattere esotico.
Il risultato fu un edificio che la stessa documentazione turistica del Comune di Palermo considera un incontro particolarmente originale tra neoclassicismo e suggestioni orientali.
La Palazzina presenta un corpo centrale sormontato da un grande tetto a pagoda, sostenuto da un tamburo ottagonale.
Ai lati si innalzano le caratteristiche torrette con le scale elicoidali a giorno, mentre al piano terreno compaiono porticati con archi ogivali.
Poi ci sono gli elementi più curiosi: campanelli, travi lignee intagliate, terrazze e merlature.
Il risultato non è la copia di un autentico palazzo cinese.
È piuttosto la rappresentazione europea dell’Oriente alla fine del Settecento, mescolata liberamente con elementi neoclassici e goticheggianti.
Ed è proprio questa combinazione a renderla unica.
Dentro la Palazzina il viaggio continua
L’esterno è soltanto l’inizio.
Gli appartamenti reali furono distribuiti su più livelli e gli ambienti interni vennero trasformati in un susseguirsi di decorazioni, colori e suggestioni esotiche.
La Regione Siciliana attribuisce una parte importante dell’apparato decorativo a Giuseppe Velasco, affiancato da Benedetto Cotardi, Vincenzo Riolo e Raimondo Gioia. I lavori decorativi proseguirono fino ai primi anni dell’Ottocento.
Al piano principale si trovano ambienti decorati secondo il gusto cinese e la camera da letto del re, mentre un altro livello era destinato alla regina Maria Carolina.
Ma una stanza, più delle altre, nasconde una sorpresa.
La tavola che saliva dal pavimento
La sala da pranzo custodisce una delle invenzioni più curiose associate alla Palazzina Cinese: la cosiddetta tavola matematica progettata da Marvuglia.
L’idea era sorprendentemente moderna.
Attraverso un sistema meccanico, la tavola poteva essere collegata con gli ambienti di servizio sottostanti, consentendo di far arrivare le portate senza la continua presenza della servitù nella sala.
Una guida palermitana del 1858 descriveva il meccanismo raccontando che la tavola con il pranzo poteva salire dalla cucina fino ai commensali grazie a ingegnosi congegni. La stessa testimonianza ricordava sistemi attraverso i quali potevano essere fatti arrivare piatti, bicchieri e posate.
Una soluzione che permetteva alla famiglia reale e agli ospiti di mangiare con maggiore riservatezza.
A più di due secoli di distanza rimane una delle curiosità più affascinanti della dimora.
Ferdinando e Maria Carolina alla Favorita
Per comprendere la Palazzina bisogna guardare anche al territorio che la circonda.
La permanenza dei Borbone a Palermo trasformò infatti questa parte della città.
La Casina entrò nel sistema del Real Parco della Favorita, nella grande Piana dei Colli.
Il complesso manteneva uno stretto rapporto con il verde circostante: la documentazione della Regione ricorda il viale d’accesso con aiuole all’italiana, parterre alla francese e giardino all’inglese.
Non era quindi soltanto una casa.
Era una residenza reale inserita all’interno di un grande paesaggio destinato alla vita della corte e alle attività del sovrano.
Dalla sala da ballo alla camera della regina
Ogni livello aveva una funzione.
Nel seminterrato trovavano posto, tra gli altri ambienti, la sala da ballo e una saletta destinata alle udienze.
Al piano superiore si sviluppavano gli spazi di rappresentanza, compreso il salone dei ricevimenti e la particolare sala da pranzo.
Un altro livello ospitava invece l’appartamento di Maria Carolina d’Austria, con sale di ricevimento, camera da letto e spogliatoio.
In cima, la costruzione termina con la grande terrazza ottagonale coperta dalla caratteristica pagoda.
È questa sovrapposizione di ambienti e stili a trasformare la visita in una continua scoperta.
Accanto alla Palazzina c’è un altro tesoro: il Museo Pitrè
La visita alla zona permette di scoprire anche un’altra importante istituzione culturale palermitana.
Negli edifici di servizio annessi alla Palazzina trova sede il Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè.
Fondato nel 1909 dal grande studioso delle tradizioni popolari siciliane Giuseppe Pitrè, il museo venne trasferito nel complesso della Palazzina Cinese nel 1934.
Conserva circa 4.000 oggetti legati alla cultura popolare dell’Isola: costumi, pupi, carretti siciliani, ceramiche, presepi, ex voto, pitture su vetro e testimonianze della vita quotidiana.
Un contrasto affascinante.
Da una parte gli appartamenti e le fantasie esotiche della corte borbonica; dall’altra gli oggetti della vita e delle tradizioni popolari siciliane.
C’è anche una cappella reale
Nel complesso venne costruita anche una cappella, datata intorno al 1804.
Il Comune di Palermo descrive una struttura esternamente quadrata ma con interno circolare, caratterizzata da otto colonne, nicchie e cupola.
Una galleria consentiva alla famiglia reale di raggiungere il piano superiore e assistere alle celebrazioni religiose.
Scuderie, cucine, alloggi della servitù e cappella permettono quindi di comprendere come attorno alla residenza si fosse sviluppato un vero complesso destinato alla vita della corte.
Una dimora reale che racconta un momento irripetibile di Palermo
La Palazzina Cinese non è semplicemente una curiosità architettonica.
Racconta un momento particolare della storia europea e siciliana.
La fuga della corte borbonica da Napoli, l’arrivo a Palermo, la passione aristocratica per l’Oriente, il neoclassicismo e il desiderio di creare una residenza fuori dagli schemi si incontrarono nello stesso luogo.
La Regione Siciliana la definisce uno dei complessi monumentali più suggestivi e originali della Sicilia e negli anni ha finanziato interventi di restauro e riqualificazione destinati alla sua conservazione.
Un angolo d’Oriente sotto Monte Pellegrino
Ed è forse proprio il contrasto a renderla così affascinante.
Intorno ci sono Monte Pellegrino, la Favorita e Palermo.
Poi, improvvisamente, appare una pagoda.
Si incontrano scale a chiocciola, figure orientali, decorazioni esotiche e una sala da pranzo nella quale oltre duecento anni fa si sperimentava un sistema meccanico per far arrivare le pietanze direttamente dalla cucina.
La Palazzina Cinese di Palermo è questo: un pezzo della storia dei Borbone, ma anche la testimonianza di un’epoca in cui l’aristocrazia europea sognava l’Oriente senza averlo necessariamente conosciuto.
Una fantasia diventata architettura.
E rimasta, più di due secoli dopo, nel cuore verde di Palermo.
