Relitto romano di Capo Mulini, nuove scoperte sull’archeologia subacquea: anfore prodotte nello Stretto di Messina

relitto romano Capo Mulini

Gli studi della Soprintendenza del Mare aprono nuovi scenari sui commerci della Sicilia in età romana repubblicana

Nuove importanti scoperte arrivano dai fondali della costa etnea. La recente campagna di monitoraggio e ricerca sul relitto romano di Capo Mulini, tra Acireale e Aci Castello, potrebbe infatti riscrivere una parte della storia dei commerci nel Mediterraneo durante l’età romana repubblicana.

Le indagini, coordinate dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, hanno evidenziato che una parte significativa delle anfore trasportate dall’antica nave potrebbe essere stata prodotta nell’area dello Stretto di Messina, offrendo nuovi elementi per comprendere le rotte commerciali dell’epoca.

Un relitto tra i più importanti del Mediterraneo

Il relitto di Capo Mulini è databile tra l’ultimo quarto del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. ed è considerato uno dei più importanti siti archeologici subacquei del Mediterraneo per lo studio della navigazione commerciale romana.

A distanza di dieci anni dalle prime campagne di ricerca, i nuovi rilievi hanno consentito di acquisire dati fondamentali grazie all’impiego delle più moderne tecnologie di documentazione tridimensionale.

Rilievi 3D e reperti recuperati

Nel corso della missione gli archeologi hanno realizzato un dettagliato rilievo fotogrammetrico tridimensionale del relitto e recuperato alcuni reperti campione, tra cui:

  • anfore;
  • elementi laterizi;
  • campioni del piombo delle ancore;
  • parti della tubazione della sentina.

I materiali saranno ora sottoposti ad approfondite analisi archeometriche per determinarne con maggiore precisione provenienza, tecniche di produzione e caratteristiche dei materiali.

Scarpinato: «Il patrimonio sommerso racconta la nostra storia»

«La ricerca archeologica subacquea apre nuovi scenari sulla provenienza delle merci e sulle rotte commerciali della Sicilia romana – ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato –. Tutelare il patrimonio sommerso significa produrre nuova conoscenza, valorizzare la nostra storia e rafforzare l’identità culturale della Sicilia».

Operazioni complesse nei fondali etnei

Le attività di ricerca sono state rese particolarmente difficili dalla profondità del sito e dalle forti correnti marine.

Le operazioni sono state condotte dalla Soprintendenza del Mare con il supporto dei mezzi navali e del Nucleo Sommozzatori della Guardia Costiera.

Il coordinamento scientifico è stato affidato all’archeologo Roberto La Rocca, responsabile dell’intervento, con la collaborazione degli ispettori onorari della Sicilia orientale Giamichele Iaria, Leonardo Leonardi e Fabio Portella.

Nuove informazioni sui commerci del Mediterraneo

Secondo il soprintendente del Mare, Emanuele Turco, i dati raccolti offriranno un contributo determinante alla ricostruzione della navigazione commerciale nel Mediterraneo e dei traffici che interessavano la Sicilia orientale oltre duemila anni fa.

Le nuove analisi confermano inoltre l’elevato valore scientifico del relitto di Capo Mulini e il ruolo strategico della Sicilia nelle rotte commerciali dell’antica Roma, rendendo il sito uno dei più interessanti laboratori di archeologia subacquea del Mediterraneo.