Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina, il rifugio della Santuzza nascosto nei boschi dei Sicani
A Santo Stefano Quisquina, nell’Agrigentino, esiste un luogo profondamente legato alla storia di Santa Rosalia. Prima del Monte Pellegrino, secondo la tradizione la giovane eremita visse per dodici anni in una piccola grotta tra le montagne, dove oggi sorge uno dei santuari più suggestivi della Sicilia
Nel cuore dei Monti Sicani, circondato dal silenzio di un antico bosco di querce, esiste un luogo che racconta una parte della vita di Santa Rosalia meno conosciuta rispetto alla celebre grotta di Monte Pellegrino.
È l’Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina, a pochi chilometri da Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento.
Un santuario costruito quasi dentro la montagna, accanto alla piccola grotta nella quale, secondo la tradizione, la Santuzza trascorse dodici anni della propria vita in solitudine e preghiera, prima di lasciare la Quisquina e dirigersi verso Palermo.
Per raggiungerlo bisogna salire tra boschi e montagne. Poi, quasi improvvisamente, appare il complesso dell’eremo, perfettamente inserito nella natura.
Ma per comprendere davvero questo luogo bisogna entrare nella grotta.
La grotta dove visse Santa Rosalia
La tradizione colloca la permanenza di Rosalia alla Quisquina tra il 1150 e il 1162.
La giovane avrebbe abbandonato la vita agiata legata alle proprie origini nobiliari per scegliere un’esistenza completamente diversa, fatta di isolamento, contemplazione e preghiera.
La grotta che scelse come rifugio era piccola, nascosta nella vegetazione e composta da angusti spazi naturali collegati da stretti passaggi. Una posizione ideale per chi desiderava scomparire dalla vita mondana e vivere lontano da tutto.
Secondo la ricostruzione tramandata a Santo Stefano Quisquina, Rosalia rimase qui per dodici anni, per poi trasferirsi sul Monte Pellegrino, dove avrebbe trascorso l’ultima parte della propria vita.
Ed è proprio all’interno della Quisquina che si trova una delle testimonianze più affascinanti legate alla Santuzza.
L’iscrizione ritrovata sulla roccia
Il 25 agosto 1624, appena quaranta giorni dopo il ritrovamento delle reliquie attribuite a Santa Rosalia sul Monte Pellegrino, nella zona della Quisquina venne scoperta un’antica iscrizione latina incisa sulla roccia.
Secondo la tradizione, sarebbe stata realizzata dalla stessa Rosalia.
Il significato dell’epigrafe è chiarissimo: Rosalia si identifica come figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e delle Rose, e dichiara di avere scelto quella grotta per amore di Gesù Cristo.
Accanto all’iscrizione compare anche il numero 12, tradizionalmente interpretato come riferimento agli anni trascorsi dalla giovane nella grotta. Il Comune di Santo Stefano Quisquina ricorda che l’epigrafe fu individuata da due muratori palermitani impegnati nei lavori per il convento dei Domenicani.
La scoperta avvenne in un momento straordinariamente importante per il culto di Rosalia.
Proprio nel 1624 Palermo era sconvolta dalla peste e, nello stesso anno, sul Monte Pellegrino erano state ritrovate le reliquie attribuite alla Santa. La successiva liberazione della città dall’epidemia venne collegata dalla devozione popolare alla sua intercessione, dando origine alla straordinaria diffusione del culto della Santuzza.
Un santuario costruito accanto alla montagna
La grotta divenne così un luogo di pellegrinaggio e attorno ad essa si sviluppò progressivamente l’Eremo.
Oggi il complesso comprende un santuario barocco a navata unica, nel quale sono conservate opere e decorazioni realizzate in epoche differenti.
Il Comune segnala, tra le opere presenti, tele e affreschi dei fratelli Manno e del pittore stefanese Federico Panepinto, elementi marmorei dei fratelli Musca e una particolare statua di Filippo Pennino che raffigura Santa Rosalia mentre incide l’epigrafe sulla roccia.
La particolarità del luogo, però, non è soltanto nella chiesa.
L’Eremo conserva infatti gli ambienti nei quali per lungo tempo vissero gli eremiti che custodivano il santuario.
Le celle degli eremiti
Visitando il complesso si attraversano le celle, la cucina, la dispensa e il refettorio.
Sono ambienti semplici che permettono di immaginare la vita quotidiana della comunità religiosa che per secoli ha abitato questo luogo isolato.
Il percorso comprende anche le antiche latrine e la cosiddetta stanza del Principe di Ventimiglia, oltre agli spazi utilizzati per le necessità della comunità.
È quasi un piccolo monastero nascosto nel bosco.
Ed esiste un’altra parte dell’Eremo decisamente più insolita.
La cripta e i corpi degli eremiti
All’interno del percorso si raggiunge infatti anche la cripta.
Qui sono conservati i corpi di alcuni religiosi che vissero nell’Eremo, sottoposti a un processo di mummificazione che il Comune di Santo Stefano Quisquina mette in relazione con la tecnica utilizzata nelle celebri Catacombe dei Cappuccini di Palermo.
È una testimonianza che rende ancora più particolare la visita e racconta quanto l’Eremo non sia stato soltanto un santuario dedicato a Rosalia, ma per lungo tempo anche un vero luogo di vita religiosa.
Dal bosco si entra nella grotta
Poi si torna all’esterno.
Di fronte al santuario si trova l’ingresso della grotta legata alla permanenza di Santa Rosalia.
Ed è probabilmente questo il punto più emozionante dell’intero complesso.
Gli edifici sono arrivati dopo. La devozione, il santuario e la comunità degli eremiti sono cresciuti nei secoli.
La grotta, invece, è il punto dal quale tutto ha avuto origine.
È il luogo nel quale la tradizione colloca la scelta radicale di una giovane donna del XII secolo che decise di abbandonare la propria precedente esistenza per vivere nella solitudine della montagna.
Una Santa tra la Quisquina e Monte Pellegrino
Esiste quindi un filo che attraversa una parte della Sicilia e collega direttamente Santo Stefano Quisquina a Palermo.
Da una parte c’è la grotta della Quisquina, dall’altra quella di Monte Pellegrino.
Proprio su questo legame è nato l’Itinerarium Rosaliae, un percorso di circa 178 chilometri che unisce i due principali luoghi siciliani legati alla vita eremitica della Santuzza attraversando sentieri, regie trazzere, mulattiere, aree naturali e territori delle province di Agrigento e Palermo.
È un cammino che può essere affrontato come trekking oppure come pellegrinaggio e che attraversa anche il territorio dei Monti Sicani.
La grande festa di giugno
Il rapporto tra Santo Stefano Quisquina e Santa Rosalia è ancora oggi fortissimo.
La festa dedicata alla Santa viene celebrata dal 1624 e conserva una delle tradizioni più suggestive del paese.
Nel periodo dei festeggiamenti il busto argenteo della Santuzza viene accompagnato dalla Chiesa Madre fino all’Eremo attraverso le campagne e il bosco della Quisquina.
La processione è preceduta dalla tradizionale cavalcata, con cavalli bardati e numerosi fedeli che percorrono il tragitto verso il santuario.
Una tradizione che da oltre quattro secoli continua a unire il paese alla montagna.
Uno dei luoghi più intimi legati a Santa Rosalia
Quando si pensa a Santa Rosalia, il pensiero corre inevitabilmente a Palermo e Monte Pellegrino.
Ma la storia della Santuzza passa anche dall’entroterra siciliano.
Tra i boschi della Quisquina esiste ancora quella piccola grotta che la tradizione identifica come il luogo nel quale Rosalia trascorse dodici anni lontana dal mondo.
Attorno a quella cavità sono arrivati nei secoli un santuario, un eremo, celle, opere d’arte e generazioni di religiosi.
Ma il cuore del luogo rimane quella roccia.
Ed è forse proprio questo a rendere l’Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina così particolare: per raggiungere uno dei luoghi più profondamente legati alla patrona di Palermo bisogna lasciare la città, salire nell’entroterra della Sicilia e inoltrarsi nel silenzio di un bosco dei Monti Sicani.
